
Uno spazio on line per raccontare il nostro impegno politico, l'esperienza elettorale, per conversare con tutti i cittadini. Ciascuno di noi con la propria voce, da persone e persone.
Due giovani amici mi spiegano, dal loro punto di vista, il disagio che provano molti, moltissimi studenti universitari, in particolare nelle facoltà umanistiche. Mi dicono, ad esempio, che la ricerca non è assolutamente favorita, così come non vi sono mezzi per applicare le conoscenze apprese. Queste possibilità le può offrire l'impresa privata, ma nei suoi confronti gli studenti continuano ad avere alta diffidenza. Infatti temono la strumentalizzazione e la limitazione della libertà di ricerca. Così il problema resta il divario tra la conoscenza e la sua applicazione, prima del momento in cui quest'ultima si trasformi in lavoro.
Ho sempre pensato che aziende e Università potrebbero trovare molti modi per collaborare tra loro, con reciproco guadagno: oltre all'offerta di stage pre-laurea, che vanno organizzati in ogni facoltà, anche quelle più lontane da un indirizzo "professionalizzante" specifico ( e vanno "governati", in modo che non si trasformino mai in perdite di tempo per i giovani e seccature per le aziende), penso che sarebbero da sviluppare anche lo scambio di competenze didattiche (manager docenti, o testimoni aziendali, chiamati a sviluppare parti o interi corsi secondo modalità opportune; docenti universitari che a loro volta vengano invitati a vedere da vicino come può essere collocato un certo sapere all'interno dell'organizzazione aziendale; e così via); il supporto agli stage post-laurea in azienda, offrendo un aiuto economico ai laureati che lo sperimentano per un certo numero di mesi (al di sotto dei tre mesi non è riscontrabile alcun effetto positivo, direi). E' infatti necessario retribuire, anche solo al livello della copertura delle spese, un periodo di apprendistato in cui, generalmente, l'organizzazione aziendale si avvantaggia di un concreto apporto operativo, anche se non ancora qualificato, da parte dei giovani stagisti.
Ma oltre all'integrazione maggiore tra università e impresa, credo si debbano trovare modi specifici -cioè propri dell'istituzione universitaria- per favorire l'apprendimento degli studenti e lo sviluppo della loro creatività, costruendo laboratori dotati di strumenti dedicati al sostegno dell'apprendimento ( dal libero accesso all'informazione qualificata e specialistica alla possibilità di utilizzare strumenti a supporto di attività di ricerca innovative, anche in campo umanistico: basta pensare alla multimedialità e alle infinite possibilità espressive ma anche documentarie-informative che essa porta con sè).
Un giovane amico giapponese mi diceva, sere fa, "Non riesco a capire perché in Italia sia così difficile avere un permesso di soggiorno essendo extracomunitario". Gli ho risposto ricordandogli pregi e difetti delle norme in vigore e le motivazioni per cui la cosiddetta "Bossi-Fini" sia così restrittiva, volendo limitare l'ingresso in Italia di una manodopera potenzialmente concorrenziale con quella nostra (le altre motivazioni, relative alla sicurezza, mi sembrando di fatto secondarie rispetto all'intento primario e al sapore vagamente razzista che sottende tutta la questione). Ma l'amico giapponese argomentava: "Persone come me vengono in Italia per sostenere il vostro business - (infatti lui è qui, come molti altri, per lavorare in una grande multinazionale italiana) - offrendo la propria professionalità, in cambio però di condizioni di vita disagevoli: ad esempio, è quasi impossibile avere una patente valida a livello nazionale, se non si ha la residenza, così come è inarrivabile tutta un'altra serie di servizi. Oltre al fatto di sentirsi quasi indesiderati, a forza di difficoltà burocratiche per ogni minuzia quotidiana".
Trovo questo fatto emblematico rispetto al tema dell'internazionalizzazione del Piemonte e della sua capacità di attrazione. Abbiamo bisogno di creare le condizioni perché i migliori cervelli, nei campi sui quali intendiamo investire (alta formazione, ricerca e sviluppo nelle filiere dell'automotive, delle TLC, nelle nanotecnologie e così via) e anche nella gestione di aziende sempre più "globali", siano invogliati a venire qui e restarci per il tempo necessario a sviluppare un network scientifico-professionale che si consolidi e ci consolidi. Ciò può realizzarsi con una politica attiva di promozione del nostro territorio non solo dal punto di vista turistico, ma anche promuovendone i centri di eccellenza in campo scientifico, tecnologico, formativo. Ma deve anche essere supportato da una politica di snellimento della burocrazia e di "internazionalizzazione locale" dei servizi ( magari prendendo a modello quanto di meglio si fa in altri paesi per consentire agli stranieri di sentirsi a casa propria anche da noi. In particolare poi se sono europei). Non tutto è realizzabile dai soli enti locali, ma già molto si può fare e si può chiedere al governo centrale di fare.
Ho ricevuto da amici di Libertà e Giustizia (www.libertaegiustizia.it) l'appello seguente, che ho sottoscritto senza alcuna esitazione. Spero che molti di voi si aggiungano ai firmatari.
Appello: Per una festa della Costituzione
2 giugno 2005: una grande festa per la Costituzione repubblicana. Libertà e Giustizia si rivolge alla società civile, ai partiti che si oppongono alla riforma, ai sindacati, alle istituzioni, agli italiani tutti, affinché il 2 giugno 2005, “Festa nazionale della Repubblica”, si celebri in tutta Italia anche la festa della Costituzione repubblicana. L’assemblea costituente fu eletta proprio il 2 giugno 1946. Libertà e Giustizia distribuirà copie della Costituzione nelle piazze e chiederà agli insegnanti di scuole di ogni ordine e grado di dedicare ore di lezione alla storia della Carta.
Da oltre un anno Libertà e Giustizia è impegnata per costituire una rete di associazioni, movimenti, sindacati e partiti, oggi riuniti nel Coordinamento nazionale Salviamo la Costituzione.
Sono ormai più di 300 i comitati che in ogni città, da Genova a Bologna, da Milano a Sondrio, da Empoli a Parma, a Firenze, Caserta e Palermo si mobilitano in difesa della Carta che porta la firma di De Nicola, Terracini e De Gasperi.
La società civile è pronta: siamo certi che vinceremo questo referendum. La nostra Costituzione, come sostiene il garante di Libertà e Giustizia Guido Rossi, è una Costituzione moderna e lungimirante, e non ancora completamente attuata.
Primi firmatari:
Romano Prodi, Arturo Parisi, Piero Fassino, Gianclaudio Bressa, Nando Dalla Chiesa, Roberto Zaccaria, Gavino Angius, Giovanna Melandri, Franco Bassanini, Enrico Letta, Willer Bordon, Andrea Manzella, Lapo Pistelli, Rosy Bindi, Giuseppe Giulietti.
I candidati alle regionali: Mercedes Bresso, Riccardo Sarfatti, Massimo Carraro, Vasco Errani, Maria Rita Lorenzetti, Claudio Burlando, Claudio Martini, Nichi Vendola, Agazio Loiero, Gian Mario Spacca e Piero Marrazzo
La Cgil, Federico Orlando, l’associazione Articolo 21, Mario Pirani, Carla Voltolina Pertini e la Fondazione Sandro Pertini, Paolo Serventi Longhi, Leopoldo Elia, Francesco Rosi, Luciano Pizzetti, Raimondo Ricci (Anpi), Corrado Stajano, Gian Maria Fara.
I garanti di LeG Giovanni Bachelet, Enzo Biagi, Claudio Magris.
di Malcom Einaudi, Nicoletta Bocca, Juan Carlos Zilocchi, Marcella Risso, Carlo Cornaglia, Pietralbetro Dalla Pietra
I candidati aderenti all'appello sottoscrivono l'impegno, in caso di elezione e per tutta la durata della legislatura, a devolvere almeno il 50 % delle retribuzioni nette percepite (liquidazioni incluse) a finalità etiche dichiarate e comprovabili, secondo la sensibilità, gli interessi, e le priorità che ciascun candidato reputerà, in coscienza, più motivanti.
I firmatari di questo appello si impegnano altresì, entro un mese dall'eventuale insediamento, a rendere pubbliche le motivazioni, i criteri, e i primi destinatari di tali elargizioni.
Per leggere l'appello completo e aderirvi visita cimentoetico.
di Antonino Salerno - www.antoninosalerno.it
Un caso per tutti. Lo scorso 2 febbraio, alle ore 12, l’orchestrale in pensione Piero P. si è visto portare via la casa in cui abita con la moglie Cristina da 20 anni, impotente. Non ha potuto farci niente, il rito crudele dell’asta giudiziaria si è compiuto a beneficio di Banca Intesa che ha recuperato in questo modo i soldi che aveva prestato al costruttore fallito, a spese di Piero. Così, al Tribunale di Alba, ancora una volta giustizia è stata fatta.
L’asta è stata vinta da un signore che ha rilanciato 10.000 euro oltre le estreme possibilità che Piero aveva rimesso faticosamente insieme, per ricomprarsi, la seconda volta, la stessa casa, per non esserne cacciato. C’è da augurarsi che chi si è aggiudicato la casa non conoscesse la situazione di Piero e la storia di quella maledetta casa. Ma, se così fosse, c’è anche da chiedersi come mai il curatore fallimentare non l’abbia doverosamente informato.
Una riflessione, ispirata alla banalità del male, secondo la efficace definizione di Hanna Arendt.
Le donne e gli uomini che Piero incontra nella sua disavventura: il curatore, il giudice fallimentare, gli avvocati, l’ufficiale giudiziario, i periti, i funzionari della banca, ecc.. sono, quasi sempre, persone per bene che hanno trovato rifugio alla propria coscienza col diventare accessori della macchina, protesi del meccanismo procedurale. Ad esso alienano la propria umanità, convinti che esistano compartimenti stagni a separare la sfera pubblica da quella privata. Così illudendosi di conservare nel privato delle loro case e della loro vita un’innocenza che invece hanno irrimediabilmente perduta.
Il tema è questo: fino a che punto è lecito obbedire ad un ordine sbagliato, fino a quale soglia di dolore altrui ci sentiamo di renderci complici, contribuendo a somministrare la legge ingiusta che di quel dolore è causa?
Mentre si discute il grande tema della crisi del Gruppo Fiat e in
particolare del polo automobilistico, cercando soluzioni di breve e di medio
periodo, non mi sembra si stia ponendo mente al costante stillicidio di
competenze che ormai da due anni sta avvenendo, provocato dalla riduzione
del perimetro Fiat, con la vendita di aziende che appartenevano al Gruppo, e
dal licenziamento (o dalle dimissioni incentivate, o dalla mobilità o da
ogni altro mezzo lecito usato dall'Azienda) di centinaia di persone che
ricoprivano ruoli manageriali (quadri e dirigenti) oltre che tecnici e
operativi (ma per questi ultimi le dimissioni spontanee sono rese meno
facili dalla normativa in vigore).
E' preoccupante che progettisti, ingegneri meccanici, elettronici e così
via, docenti di scienze manageriali, responsabili della gestione e
dell'organizzazione del personale e specialisti in possesso di altre
tipologie di competenze fondamentali per lo sviluppo dei business che sono
tipici del nostro territorio (e capaci di portare innovazione all'interno di
questi) vengano abbandonati al proprio destino, costretti a cercare spesso
fuori dal Piemonte occasioni di lavoro adeguate, senza che vi sia, da parte
degli amministratori locali, della società piemontese, dei sindacati e via
dicendo, la sensazione di stare perdendo una ricchezza vitale.
Pur comprendendo le ragioni di Fiat ad eliminare ogni costo, anche minimo,
non giustificato e a ricercare con la massima intensità soluzioni alla
drammatica situazione in cui oggi versa, con 8 miliardi di debiti ancora da
ripianare, io credo che la ricerca di una soluzione per evitare la
dispersione di un così prezioso know-how manageriale sarebbe anche una sua
responsabilità.
Un progetto per salvare una parte dell'intelligenza Fiat all'interno del
Piano di Sviluppo della Regione, nei prossimi mesi, sarebbe pertanto
essenziale e urgente: un progetto che faccia perno sul potenziale, in
termini di innovazione organizzativa, tecnologica e manageriale, di Isvor
Fiat e CRF e sulla capacità di realizzare strumenti di intervento (di tipo
finanziario ma anche organizzativo) che realizzino un trasferimento di
conoscenze dai singoli "knowledge workers", dai centri di eccellenza
presenti sul territorio, al sistema economico nel suo complesso.
A chi mi chiede cosa penso di poter fare attraverso la mia partecipazione alla politica, mi viene da rispondere che penso di poter offrire la mia energia, le mie qualità personali (tante o poche che siano) e la mia competenza al servizio di tutti.
Poi mi chiedo: ma proprio di tutti-tutti?
E incomincio mentalmente a fare delle selezioni.
Non darei mai una mano, mi dico, a chi non ha rispetto per gli altri, soprattutto per i più deboli; non la darei a chi considera lo spazio pubblico come privato; a chi fa il furbo a scapito di chi tanto furbo non è; a chi approfitta dell’ingenuità e della fiducia degli altri; a chi non è capace di stare in coda e aspettare il suo turno; a chi svuota i posacenere per strada dal finestrino dell’auto; a chi non elimina gli escrementi del proprio cane dal marciapiede o dalla strada; a chi chiede sussidi allo Stato avendo un reddito sufficiente, ed evade anche il fisco; a chi inquina, ma un po’ più in là così non è più un problema suo; a chi…. Oh, ma come può diventare lungo questo elenco! Ci ripenso un po’ e poi mi dico che no, dovrei lavorare anche per loro, perché a questo nostro Paese “in braghe di tela” ciò che manca più di tutto è proprio il senso civico, la capacità di vincere un po’ del nostro egoismo per lavorare a beneficio di tutta la collettività. Questo è un valore che si impara, posto che qualcuno incominci ad insegnarlo. E a me piacerebbe molto lavorare per questo.
di Le donne per la difesa della società civile
Le “donne per la difesa della società civile” hanno un’utopia, o una speranza, o una pretesa: vogliono che la cosa pubblica, a tutti i livelli, sia improntata a limpide regole etiche, e che risponda ai bisogni della collettività.
Operano in questa direzione informandosi e informando. Sostengono le forze di sinistra, alle quali,alla luce dei fatti credono. Sono preoccupate del degrado a cui porta la politica dell’odierna maggioranza. Partecipano alla rete dei gruppi spontanei che sono nati in città sullo stesso fondamento.
Hanno dunque condiviso con Maria Cantoni ,che nella loro sede di via Giuria ha presentato il 9/3/2005 la lista “INSIEME PER BRESSO”, la coraggiosa idea che val la pena di tentare di avvicinarsi alla politica in maniera diversa, non convenzionale.
La società civile, ponte che deve unire i cittadini alle istituzioni, va difesa e rafforzata: prima delle elezioni ,ma soprattutto dopo.
Il gruppo auspica che la lista possa essere l’inizio di una esperienza di democrazia partecipata e di pressione di trasparenza sul governo.
Siamo stati chiamati alla partecipazione politica in questa elezione regionale con l’obiettivo di qualificare in senso innovativo la coalizione che sostiene Mercedes Bresso. Dobbiamo definire noi che cosa intendiamo per innovativo e l’abbiamo definito: avvicinare l’etica alla politica.
Di fatto ci hanno dato l’opportunità e l’abbiamo accolta di spenderci come servizio.
Governare una regione è cosa difficilissima perché ogni ambito per essere organizzato e gestito ha bisogno di un numero molto elevato di collaborazioni per creare idee, strutturarle, controllarne l’effettiva utilità e fattibilità ecc, ecc fino ad arrivare al concreto lavoro di coloro che agiranno anche manualmente. Si crea cioè una complessa catena di uomini e strutture che ha facilmente delle maglie deboli. Io credo che sia sostanzialmente questo ciò che compromette l’azione che si vuole intraprendere.
La grande responsabilità allora di coloro che accettano di partecipare al Governo della Regione, sarà di spendere la propria persona a collaborare perché queste maglie deboli siano eliminate o, più concretamente, ridotte il più possibile.
Un altro problema si realizza abitualmente nella comunicazione che il Governo stabilisce con la società. Non è puramente un problema di comunicazione, ma soprattutto di trasparenza. Può essere detta, e solitamente viene detta, la verità su ciò che sta avvenendo, sulle difficoltà e sui metodi di scelta, sul controllo dell’efficienza ecc. ?
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Antonino Salerno
cimentoetico
Mercedes Bresso
Paolo Pallavidino
Roberto Cermignani
www.adessobresso.org
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